Art. 117. Acqua

1. Ferme restando le esclusioni specifiche relative alle concessioni previste all'articolo 12, per quanto riguarda l'acqua, il presente capo si applica alle seguenti attività:

a) la messa a disposizione o la gestione di reti fisse destinate alla fornitura di un servizio al pubblico in connessione con la produzione, il trasporto o la distribuzione di acqua potabile;

b) l'alimentazione di tali reti con acqua potabile.

2. Il presente capo si applica anche agli appalti o ai concorsi di progettazione attribuiti od organizzati dagli enti aggiudicatori che esercitano un'attività di cui al comma 1 e che riguardino una delle seguenti attività:

a) progetti di ingegneria idraulica, irrigazione o drenaggio, in cui il volume d'acqua destinato all'alimentazione con acqua potabile rappresenti più del 20 per cento del volume totale d'acqua reso disponibile da tali progetti o impianti di irrigazione o di drenaggio;

b) smaltimento o trattamento delle acque reflue.

3. L'alimentazione con acqua potabile di reti fisse che forniscono un servizio al pubblico da parte di un ente aggiudicatore che non è un'amministrazione aggiudicatrice non è considerata un'attività di cui al comma 1 se ricorrono tutte le seguenti condizioni:

a) la produzione di acqua potabile da parte di tale ente aggiudicatore avviene perché il suo consumo è necessario all'esercizio di un'attività non prevista dagli articoli da 115 a 118;

b) l'alimentazione della rete pubblica dipende solo dal consumo proprio di tale ente aggiudicatore e non supera il 30 per cento della produzione totale di acqua potabile di tale ente, considerando la media dell'ultimo triennio, compreso l'anno in corso.

Relazione

L'articolo 117 (Acqua), nel recepire quanto previsto all'articolo 10 della direttiva 2014/25/UE, prevede che le disposizioni del codice si applichino alla messa a disposizione o gestione di reti fisse...

Commento

L'articolo 117, nel recepire quanto previsto all'articolo 10 della direttiva 2014/25/UE, prevede che le disposizioni del codice si applichino alla messa a disposizione o gestione di reti fisse destina...

Giurisprudenza e Prassi

SETTORI SPECIALI - REQUISITI ULTERIORI - LEGITTIMITÀ DELLA RICHIESTA (117 - 133)

ANAC DELIBERA 2017

Il requisito ulteriore, consistente nell’aver eseguito, nel triennio precedente, lavori analoghi di importo doppio a quello posto a base di gara non appare eccessivo né illogico, considerato che si riferisce al triennio precedente e che trova giustificazione nelle valutazioni effettuate dalla stazione appaltante per assicurare l’esatto adempimento del contratto, puntualmente esplicitate nella documentazione di gara.

OGGETTO: Istanza di parere per la soluzione delle controversie ex art. 211 del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50/2016 presentata da A - Procedura aperta per l’affidamento di lavori d riqualificazione funzionale del serbatoio pensile sito in Sant’Angelo di Gerocarne(VV9. Importo a base di gara: euro 196.346,33. Stazione appaltante B S.p.a.

APPALTI AFFIDATI DA IMPRESE PUBBLICHE – SETTORI NON SPECIALI – REGOLATI DAL DIRITTO PRIVATO – GIURISDIZIONE GO

TAR LAZIO RM SENTENZA 2020

A s.p.a. e A s.r.l. hanno natura di impresa pubblica (in questo senso TAR Lazio n. 1513/15 richiamata anche da parte ricorrente).

Secondo l’art. 14 d. lgs. n. 50/16 il codice dei contratti si applica anche agli enti aggiudicatori, in cui rientra l’impresa pubblica che opera nei settori speciali (art. 3 comma 1 lettera e n. 1 d. lgs. n. 50/16), solo se l’appalto persegue una delle attività di cui agli artt. da 115 a 121.

Dall’ART. 117 emerge che A s.r.l. non è obbligata al rispetto delle procedure ad evidenza pubblica per l’affidamento del servizio oggetto di causa e, quindi, che la presente controversia non è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

In proposito, con la sentenza n. 16/11 l’Adunanza Plenaria, riferendosi all’analoga disciplina di cui al d. lgs. n. 163/06, ha stabilito che:

- l'assoggettabilità dell'affidamento di un servizio alla disciplina dettata per i settori speciali non può essere desunta sulla base di un criterio solo soggettivo, relativo cioè al fatto che ad affidare l'appalto sia un ente operante nei settori speciali, ma presuppone anche un parametro di tipo oggettivo che tenga conto della riferibilità e, più precisamente, della strumentalità del servizio rispetto all'attività speciale;

- il concetto di strumentalità va riferito al “core business” ovvero all’attività propriamente oggetto del settore speciale e deve essere interpretato in senso restrittivo;

- gli appalti affidati dalle imprese pubbliche al di fuori dei settori speciali sono “estranei” all’ambito del diritto comunitario e delle procedure ad evidenza pubblica e sono regolati dal diritto privato con conseguente giurisdizione del giudice ordinario in riferimento alle relative controversie.

Tali principi sono stati confermati dalla giurisprudenza anche dopo l’entrata in vigore del d. lgs. n. 50/16 che, sul punto, ha riprodotto le disposizioni già facenti parte dell’abrogato d. lgs. n. 163/06 (Cons. Stato n. 8905/19; Cons. Stato n. 6534/18; TAR Veneto n. 632/18), come, del resto, dedotto espressamente anche da parte ricorrente (pag. 6 dell’atto introduttivo).