Art. 155. Commissione giudicatrice per i concorsi di progettazione

1. La commissione giudicatrice è composta unicamente di persone fisiche, alle quali si applicano le disposizioni in materia di incompatibilità e astensione di cui all'articolo 77, comma 6, nonché l'articolo 78.

2. Qualora ai partecipanti a un concorso di progettazione è richiesta una particolare qualifica professionale, almeno un terzo dei membri della commissione giudicatrice possiede tale qualifica o una qualifica equivalente.

3. La commissione giudicatrice è autonoma nelle sue decisioni e nei suoi pareri.

4. I membri della commissione giudicatrice esaminano i piani e i progetti presentati dai candidati in forma anonima e unicamente sulla base dei criteri specificati nel bando di concorso. L'anonimato deve essere rispettato sino al parere o alla decisione della commissione giudicatrice. In particolare, la commissione:

a) verifica la conformità dei progetti alle prescrizioni del bando;

b) esamina i progetti e valuta, collegialmente ciascuno di essi;

c) esprime i giudizi su ciascun progetto sulla base dei criteri indicati nel bando, con specifica motivazione;

d) assume le decisioni anche a maggioranza;

e) redige i verbali delle singole riunioni;

f) redige il verbale finale contenente la graduatoria, con motivazione per tutti i concorrenti;

g) consegna gli atti dei propri lavori alla stazione appaltante.

5. I candidati possono essere invitati, se necessario, a rispondere a quesiti che la commissione giudicatrice ha iscritto nel processo verbale allo scopo di chiarire qualsivoglia aspetto dei progetti. È redatto un processo verbale completo del dialogo tra i membri della commissione giudicatrice e i candidati.

Relazione

L'articolo 156 (Commissione giudicatrice per i concorsi di progettazione) determina la composizione della commissione giudicatrice. In particolare, prevede che la commissione giudicatrice sia composta...

Commento

L'articolo 155 recepisce l'articolo 81 della direttiva 2014/24/UE determinando la composizione della commissione giudicatrice ed innova quasi del tutto l’articolo 106 del previgente Codice dei contrat...

Giurisprudenza e Prassi

ANONIMATO - IDENTIFICABILITÀ DELL'AUTORE DELL'ELABORATO- ASTRATTA IDONEITÀ DEL SEGNO A FUNGERE DA ELEMENTO DI IDENTIFICAZIONE (155.4)

TAR SARDEGNA SENTENZA 2019

Secondo la disposizione del disciplinare di gara (…) gli elaborati dell’offerta «dovranno essere anonimi e senza alcun segno di riconoscimento e dovranno essere redatti in lingua italiana. […] In tutti gli elaborati (compresi i relativi file) dell’offerta tecnica Busta B, pena l’esclusione dal concorso, dovranno essere omessi: nomi, proprietà, provenienza o indicazioni tali da svelare o suggerire l’identità del concorrente, come ad esempio date di nascita, date di laurea e similari […] l’impaginazione dei documenti deve essere priva di loghi, simboli, intestazioni a piè di pagina e si devono utilizzare esclusivamente caratteri di colore nero [...]. Si precisa ulteriormente che a garanzia dell’anonimato dovranno essere eliminate anche ai file tutte quelle proprietà che possano contenere indicazioni tali da svelare o suggerire l’identità del concorrente quali ad esempio percorso di archiviazione del file, nome del pc o dell’utente, intestatario delle licenze e segni di qualsiasi genere». La norma del disciplinare, in effetti, non si limita a ribadire la regola dell’anonimato racchiusa nei suoi termini generali nell’art. 155, comma 4, del d.lgs. n. 50/2016, ma stabilisce una serie di prescrizioni formali che (tipicizzando le ipotesi di violazione del principio di segretezza) tendono a circoscrivere i margini di opinabilità che inevitabilmente si presentano nell’applicazione concreta. Peraltro, nella stessa norma del disciplinare si ricorre a un criterio di ordine teleologico, quando si richiede che le indicazioni siano idonee a «svelare o suggerire l’identità del concorrente»; richiamando, quindi, quei criteri elaborati dalla giurisprudenza amministrativa in tema di anonimato nelle prove scritte nei concorsi pubblici, secondo cui la regola dell’anonimato non può essere intesa in senso assoluto ma occorre verificare la presenza di almeno due elementi: l’astratta idoneità del segno di riconoscimento a fungere da elemento di identificazione; l’intenzionalità, nel senso che deve essere provata l’intenzione del concorrente di rendere riconoscibile il proprio elaborato. (..) E, nel caso di specie (…) non sussiste il requisito dell’idoneità (anche in astratto, come precisato) delle predette indicazioni, sia ai fini della riconoscibilità dell’elaborato, sia ai fini della riconducibilità al suo autore (si veda in tal senso anche Consiglio di Stato, sez. IV , 12 novembre 2015 , n. 5137, secondo cui ciò che rileva non è tanto l'identificabilità dell'autore dell'elaborato, attraverso un segno a lui personalmente riferibile, quanto piuttosto l'astratta idoneità del segno a fungere da elemento di identificazione, e ciò ricorre quando la particolarità riscontrata assuma un carattere oggettivamente e incontestabilmente anomalo rispetto alle ordinarie modalità di estrinsecazione del pensiero e di elaborazione dello stesso in forma scritta).