D. Lgs. 12 aprile 2006 n.163

Codice Appalti .it

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Art. 132. Varianti in corso d'opera

1. Le varianti in corso d'opera possono essere ammesse, sentito il progettista e il direttore dei lavori, esclusivamente qualora ricorra uno dei seguenti motivi:

a) per esigenze derivanti da sopravvenute disposizioni legislative e regolamentari;

b) per cause impreviste e imprevedibili accertate nei modi stabiliti dal regolamento, o per l'intervenuta possibilità di utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione che possono determinare, senza aumento di costo, significativi miglioramenti nella qualità dell'opera o di sue parti e sempre che non alterino l'impostazione progettuale;

c) per la presenza di eventi inerenti alla natura e alla specificità dei beni sui quali si interviene verificatisi in corso d'opera, o di rinvenimenti imprevisti o non prevedibili nella fase progettuale;

d) nei casi previsti dall'articolo 1664, comma 2, del codice civile;

e) per il manifestarsi di errori o di omissioni del progetto esecutivo che pregiudicano, in tutto o in parte, la realizzazione dell'opera ovvero la sua utilizzazione; in tal caso il responsabile del procedimento ne dà immediatamente comunicazione all'Osservatorio e al progettista.

2. I titolari di incarichi di progettazione sono responsabili per i danni subiti dalle stazioni appaltanti in conseguenza di errori o di omissioni della progettazione di cui al comma 1, lettera e). Nel caso di appalti avente ad oggetto la progettazione esecutiva e l'esecuzione di lavori, l'appaltatore risponde dei ritardi e degli oneri conseguenti alla necessità di introdurre varianti in corso d'opera a causa di carenze del progetto esecutivo.

3. Non sono considerati varianti ai sensi del comma 1 gli interventi disposti dal direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio, che siano contenuti entro un importo non superiore al 10 per cento per i lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro e al 5 per cento per tutti gli altri lavori delle categorie di lavoro dell'appalto e che non comportino un aumento dell'importo del contratto stipulato per la realizzazione dell'opera. Sono inoltre ammesse, nell'esclusivo interesse dell'amministrazione, le varianti, in aumento o in diminuzione, finalizzate al miglioramento dell'opera e alla sua funzionalità, sempreché non comportino modifiche sostanziali e siano motivate da obiettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute e imprevedibili al momento della stipula del contratto. L'importo in aumento relativo a tali varianti non può superare il 5 per cento dell'importo originario del contratto e deve trovare copertura nella somma stanziata per l'esecuzione dell'opera al netto del 50 per cento dei ribassi d'asta conseguiti. (comma così modificato dall’art.4, comma 2, lett.n) del DL 13/05/2011 n. 70 in vigore dal 14/05/2011, convertito con la legge di conversione 12 luglio 2011, n. 106, in vigore dal 13/07/2011)

4. Ove le varianti di cui al comma 1, lettera e), eccedano il quinto dell'importo originario del contratto, il soggetto aggiudicatore procede alla risoluzione del contratto e indice una nuova gara alla quale é invitato l'aggiudicatario iniziale.

5. La risoluzione del contratto, ai sensi del presente articolo, dà luogo al pagamento dei lavori eseguiti, dei materiali utili e del 10 per cento dei lavori non eseguiti, fino a quattro quinti dell'importo del contratto.

6. Ai fini del presente articolo si considerano errore o omissione di progettazione l'inadeguata valutazione dello stato di fatto, la mancata od erronea identificazione della normativa tecnica vincolante per la progettazione, il mancato rispetto dei requisiti funzionali ed economici prestabiliti e risultanti da prova scritta, la violazione delle norme di diligenza nella predisposizione degli elaborati progettuali.

ELENCO LEGGI COLLEGATE: artt. 19, comma 1-ter, e 25, legge n. 109/1994

GIURISPRUDENZA COLLEGATA:

GIURISPRUDENZA: Variazioni ed addizioni al progetto approvato - COLLEGIO ARBITRALE (2008)

[A] Sulla dottrina e giurisprudenza riguardo alla figura dei c.d. "lavori extracontrattuali". [B] Sulla nozione di “variazione essenziale” rispetto al progetto approvato

GIURISPRUDENZA: - COLLEGIO ARBITRALE (2008)

[A] Sulla configurazione del tentativo di accordo bonario come passaggio necessario o meno per poter accedere all'arbitrato. [B] Sulla variante ex. art. 132, comma 1, lett. a) del D.lgs 163 del 2006

GIURISPRUDENZA: REVOCA GARA - RISARCIMENTO DANNI - CONSIGLIO DI STATO (2008)

In materia di risarcimento danni relativamente ai limiti della responsabilità dell’amministrazione, con specifico riguardo alla entità del danno risarcibile, possono trarsi, in particolare, argomenti decisivi dall’esame della disciplina di settore, contenuta nel regolamento di attuazione della legge quadro in materia di lavori pubblici (d.P.R. 21 dicembre 1999, n. 554) e nel capitolato generale d’appalto dei lavori pubblici (d.m. 19 aprile 2000, n. 145), riguardante i casi di violazione dei canoni di correttezza e di buona fede, integrati da fatti imputabili all’amministrazione, quali carenze progettuali o mancata consegna dei lavori, e riferiti a momenti successivi alla conclusione del contratto d’appalto, che, come nel caso in esame, hanno impedito l’esecuzione dell’opera appaltata, ma che, a differenza della fattispecie controversa, non hanno impedito la stipulazione del contratto. In tali ipotesi, contemplate, in particolare, dagli artt. 15 e ss. del d.P.R. n. 554.99 e 132, commi 4 e 5, del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, l’impresa ha diritto, non al risarcimento dei danni subiti (come accadrebbe qualora si fosse verificato un inadempimento della stazione appaltante), ma solo ad un indennizzo (che non viene compiutamente parametrato alla perdita di guadagno derivante dalla mancata esecuzione del contratto). Ad ulteriore conferma della spettanza al destinatario della revoca dell’aggiudicazione di un appalto del solo interesse negativo va richiamato l’art. 21-quinquies, comma 1-bis, legge 7 agosto 1990, n. 241, che, là dove limita al danno emergente la misura dell’indennizzo spettante all’interessato nel caso di revoca di atti incidenti su rapporti negoziali, impone, a fortiori, per i casi in cui l’atto di ritiro impedisca proprio la consacrazione di accordi (come nella fattispecie in esame), di riconoscere un ristoro che comprenda anche la perdita del guadagno che il soggetto pregiudicato dalla revoca avrebbe conseguito dall’esecuzione del contratto (anche se consente, in considerazione della natura illecita della condotta nella specie considerata, di computare nel risarcimento anche l’utile connesso ad occasioni contrattuali alternative perdute). Confermato che la responsabilità precontrattuale dell’amministrazione, per non essere addivenuta, per fatti imputabili alla stessa, alla stipulazione del contratto d’appalto dopo l’aggiudicazione, deve ritenersi limitata al ristoro del solo interesse negativo, e non può estendersi fino a comprendere il pregiudizio sofferto dall’impresa per effetto dell’omessa attuazione del contratto. Deve, quindi, ritenersi senz’altro risarcibile il danno relativo agli esborsi direttamente sostenuti per la partecipazione alla procedura di gara (da equipararsi, per quanto qui rileva, alla fase delle trattative) e per la preparazione dell’esecuzione del contratto (in quanto immediatamente strumentali, secondo quanto chiarito infra, alla predisposizione organizzativa dell’impresa ai fini della realizzazione dei lavori appaltati). In coerenza con tale canone valutativo, non può essere, pertanto, riconosciuto il rimborso di spese ulteriori, rispetto a quelle strettamente pertinenti alla partecipazione alla gara ed all’organizzazione dell’impresa in vista dell’esecuzione dei lavori aggiudicati, quali le spese generali di sede, non risultando strettamente pertinenti (proprio per il loro carattere generale e per la loro afferenza indistinta alla vita dell’impresa) alla fase delle trattative o, comunque, alla concreta predisposizione delle risorse umane e strumentali per la realizzazione dei lavori in questione. La perdita di chances, diversamente dal danno futuro, che riguarda un pregiudizio non attuale, ma soggetto a ristoro purché certo e altamente probabile, nonché ascrivibile ad una causa efficiente già in atto, costituisce un danno attuale, che non si identifica con la perdita di un risultato utile, ma con quella della possibilità di conseguirlo, e postula, a tal fine, la sussistenza di una situazione presupposta, concreta ed idonea a consentire la realizzazione del vantaggio sperato, da valutarsi sulla base di un giudizio prognostico e statistico, fondato sugli elementi di fatto allegati dal danneggiato. Al fine di ottenere il risarcimento per perdita di una chance, è quindi, necessario che il danneggiato dimostri, anche in via presuntiva, ma pur sempre sulla base di circostanze di fatto certe e puntualmente allegate, la sussistenza di un valido nesso causale tra la condotta lesiva (nella specie: revoca dell’aggiudicazione) e la ragionevole probabilità del conseguimento del vantaggio alternativo perduto (nella specie: aggiudicazione di altri appalti) e provi, conseguentemente, la sussistenza, in concreto, dei presupposti e delle condizioni del raggiungimento del risultato sperato ed impedito dalla condotta illecita (della quale il danno risarcibile deve configurarsi come conseguenza immediata e diretta).

GIURISPRUDENZA: Variazioni ed addizioni al progetto approvato - Determinazione e approvazione nuovi prezzi - Autorizzazione spesa per lavori in economia - Conto finale dei lavori - COLLEGIO ARBITRALE (2008)

[A] Sulla tempistica e sulle condizioni di validità previste dal D.P.R. 554 del 1999 per l’iscrizione delle riserve. [B] Sulla necessità o meno di iscrivere nei registri di contabilità successivi la riserva già iscritta in precedenza. [C] Sull’onere di approvare tempestivamente una variante al progetto qualora questa sia necessaria. [D] Sul diritto o meno dell'appaltatore alla corresponsione di un indennizzo quando la variante, contenuta nei limiti del quinto dell’importo contrattuale, abbia determinato più gravi oneri rispetto a quelli contrattualmente stabiliti. [E] Sulla sottoscrizione di Atti di Sottomissione o di atti aggiuntivi e sulla rinunzia alle riserve iscritte in contabilità. [F] Sui termini per l’iscrizione della riserva in caso di fatti continuativi. [G] Sulle condizioni che devono sussistere affinché le opere possano sostanzialmente ritenersi ultimate. [H] Sull'operato della direzione lavori, che ha riformulato, tramite un “nuovo prezzo” la voce “a corpo” originaria scomputando un intero blocco di opere non realizzato. [I] Sulle condizioni che devono sussistere per procedere a lavorazioni “in economia”

GIURISPRUDENZA: - COLLEGIO ARBITRALE (2008)

[A] Sulla sospensione lavori motivata dalla necessità di redigere una perizia di variante per rimediare al rinvenimento dei locali nei piani interrati dell'immobile. [B] Sulla sospensione lavori motivata dalla presenza di una falda acquifera. [C] Sulla legittimità o meno della clausola del capitolato speciale che attribuisce all'impresa l'onere dell'espletamento delle indagini geologiche e geognostiche prodromiche all'esecuzione dell'appalto. [D] Sui casi in cui l’approvazione di una perizia di variante può configurarsi come espressione di un doveroso intervento collaborativo della stazione appaltante. [E] Sull’ammissibilità o meno di una riserva iscritta per la prima volta nel verbale di ripresa lavori. [F] Sull’anomalo andamento dei lavori e sull’istituto della revisione prezzi

GIURISPRUDENZA: - COLLEGIO ARBITRALE (2008)

[A] Sulla sussistenza o meno di un obbligo a carico della stazione appaltante di fornire in visione in sede di gara il computo metrico estimativo. [B] Sui caratteri essenziali dell’appalto “a corpo” e sul suo rapporto con l’esecutività del progetto. [C] Sul livello di adeguatezza del progetto richiesto prima dell’entrata in vigore della l. 109 del 1994. [D] Nell’appalto ”a corpo” non è consentita una determinazione consensuale dell'opera che è invece ammissibile solo in particolari fattispecie, come, ad esempio, l'appalto-concorso, la trattativa privata o il dialogo competitivo. [E] Sul valore del giudizio espresso dall’organo di collaudo riguardo alle riserve dell’impresa. [F] L’esercizio dello "ius variandi" da parte dell’appaltatore è soggetto a particolari condizioni. [G] Sull’ipotesi di lavori meritevoli di collaudo ma non preventivamente autorizzati, sulle condizioni che devono sussistere affinché possano essere ammessi in contabilità e sui diversi orientamenti giurisprudenziali in materia. [H] Sulla legittimità o meno della sospensione lavori motivata in ordine alla "riscontrata necessità di apportare al contratto alcune modifiche qualitative e quantitative allo scopo di migliorare la funzionalità e la sicurezza dell'installazione del costruendo edificio”. [I] Sui presupposti per l’adozione di una variante migliorativa ai sensi dell’art. 25, comma 3, della l. 109 del 1994

GIURISPRUDENZA: - COLLEGIO ARBITRALE (2008)

[A] Sulle dichiarazioni in merito allo stato dei luoghi rilasciate dall’appaltatore in sede di gara. [B] Sulla clausola contrattuale che pone a carico dell’impresa appaltatrice l’obbligo di svolgere le necessarie pratiche per la rimozione dei sottoservizi interferenti. [C] Sul mancato utile causato dall’anomalo andamento dei lavori. [D] Sulle "ragioni di pubblico interesse o necessità" in virtù delle quali è possibile sospendere i lavori. [E] Sulle varianti in corso d’opera e sulla diligenza e perizia cui è tenuta l’amministrazione

GIURISPRUDENZA: - COLLEGIO ARBITRALE (2008)

[A] Sulla mancata attivazione da parte della stazione appaltante del procedimento dell’accordo bonario e sulle azioni che spettano all’appaltatore. [B] Sui presupposti per l’approvazione delle varianti previste dall’art. 25 della l. 109 del 1994. [C] Sull’eccessivo protrarsi della sospensione dei lavori senza che sia intervenuta l'approvazione della perizia di variante. [D] sulla sospensione lavori necessaria per redigere una perizia di variante che ponga rimedio, anche parzialmente, a negligenze o imperizie contenute nel progetto. [E] Sulla mancata approvazione di una perizia di variante da parte dell’amministrazione e sulla possibilità o meno che ciò comporti la risoluzione del contratto. [F] Sulle maggiori pretese dell’appaltatore riguardo agli oneri afferenti la sicurezza e sulla sussistenza o meno dell’onere di iscrivere riserva. [G] Sugli effetti della risoluzione del contratto riguardo all’onere della riserva. [H] Sulle maggiori spese generali in conseguenza della consegna parziale dei lavori. [I] Sulle maggiori spese per il personale “non operaio” in conseguenza della maggiore durata dei lavori. [L] Sui maggiori oneri che spettano all’appaltatore a fronte di una “causa di forza maggiore”. [M] Sull’anomalo andamento dei lavori ed i maggiori oneri per macchinari e attrezzature. [N] Sulla giurisprudenza riguardo alla mancata percezione dell’utile di impresa e la perdita di chance. [O] Sulla base di calcolo del risarcimento da sospensione illegittima. [P] Sulla risoluzione del contratto, sull’obbligo di corrispondere i prezzi di mercato e sull’IVA già versata dall’impresa

PRASSI: APPALTO INTEGRATO E PROCEDURA RISTRETTA - AVCP (2007)

Nel caso in cui tra l’originario appalto integrato e la procedura ristretta successivamente indetta, non sussistono elementi di continuità se non la necessità, per la Stazione appaltante, di realizzare l’opera in questione, l’appalto rappresenta, come nel caso in esame, una nuova procedura di gara, in relazione alla quale l’impresa risultata aggiudicataria dell’originario appalto avrebbe dovuto presentare specifica domanda di partecipazione. Non è legittima quindi la richiesta della ditta aggiudicataria dell’appalto integrato originario che rivendica il diritto ad essere invitata alla nuova procedura di gara indetta, la normativa, infatti, prevede l’ipotesi delineata dall’impresa solo in relazione a quanto prescritto dall’articolo 132 del D.Lgs. n. 163/2006, relativo alle varianti in corso d’opera, nel caso in cui, per errore dell’amministrazione nella redazione del progetto esecutivo, non si possa procedere alla realizzazione dell’opera e dette varianti eccedono il quinto dell’importo originario di contratto. In tale caso, la S.A. procede alla risoluzione del contratto e indice una nuova gara alla quale è invitato l’aggiudicatario iniziale. Oggetto: istanza di parere per la soluzione delle controversie ex articolo 6, comma 7, lettera n) del decreto legislativo n. 163/2006 presentata dalla dott. C. s.p.a. – lavori di restauro e riqualificazione del complesso monumentale denominato “Torre dei Balivi” in A. S.A: Regione Autonoma V. d’A.

PARERI

QUESITO del 22/01/09 - Pagamenti - : Visto l'art. 277 del R.D. 827/24 che prevede che la liquidazione sia appoggiata a titoli e documenti comprovanti il diritto acquisito dal creditore. Visto l'art. 129 del D.P.R. 554/99 che prevede la consegna in pendenza di contratto per ragioni d'urgenza; Richiamato altresì l'art. 132 del D.Lgs 163/06 riferito alla possibilità di perizie suppletive per le quali si deve provvedere a contratto aggiuntivo. Si chiede se, pur non essendo ancora intervenuta la sipula del contratto o del contratto aggiuntivo, sia possibile procedere alle liquidazioni delle lavorazioni affidate in via d'urgenza, o affidate con perizia, sulla base delle risultanze del registro di contabilità e del correlato sal e certificato di pagamento.

RISPOSTA del 21/10/09: In mancanza della stipulazione del contratto non è possibile procedere a pagamenti in favore dell’esecutore. Ciò vale sia per il contratto di appalto, sia per il contratto aggiuntivo avente ad oggetto varianti al progetto iniziale. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 17/04/09 - Varianti - : Si richiede se gli atti di sottomissione relativi ad un contratto di opere pubbliche stipulato in forma pubblico-amministrativa debbano rivestire la stessa forma, nel caso in si riferiscano a lavori aggiuntivi di importo inferiore al 20 % dell'ammontare complessivo del contratto principale ovvero se sia sufficente una scrittura privata.

RISPOSTA del 21/10/09: Si ritiene che, nonostante la esecuzione delle ulteriori lavorazioni richieste all’appaltatore rientri, nel caso di specie, nel c.d. quinto d’obbligo, la forma dell’atto di sottomissione debba essere la medesima utilizzata per l’atto principale. Pertanto, ove il contratto di appalto sia stato stipulato in forma pubblica, anche il successivo atto di sottomissione deve rivestire la stessa forma. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 11/12/08 - Varianti - : Alla luce della vigente normativa, si chiede se l'approvazione di perizie di varianti relative ad opere pubbliche comportanti aumenti superiori al 5 per cento dell'importo originario del contratto sia di competenza del Responsabile del Procedimento o della Giunta Comunale.

RISPOSTA del 26/06/09: La approvazione di varianti che importino un aumento di spesa superiore al 5% dell’importo contrattuale compete al responsabile del procedimento, purchè rientri nell'importo del quadro economico ai sensi dell'articolo 134, c. 9 del d.P.R. n. 554/99. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 28/11/08 - varianti in corso d'opera - : voglio cortesemente chiedere se rimane nella discrezionalità del D.L. disporre all' impresa l' aumento della quantità di ferro da introdurre nei c.a. superando in tal modo quanto previsto dal computo metrico oppure se è necessario procedere ad una variante in corso d' opera ? Segnalo che non si va a modificare alcuna Voce del prezziario (Acciaio per ca) ma esclusivamente ad auamentare modestamente la quantità

RISPOSTA del 25/06/09: Ai sensi dell’art. 132, comma 3, D.Lgs. 163/2006, non costituiscono varianti gli interventi disposti dal direttore dei lavori “per risolvere aspetti di dettaglio” che, senza comportare aumenti dell’importo del contratto stipulato per la realizzazione dell’opera, siano contenuti entro un importo non superiore al 10% per i lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro e al 5% per tutti gli altri lavori delle categorie di lavoro dell’appalto (cfr. Deliberazione Aut. LL.PP. n. 35 del 23/05/2006). In particolare, è generalmente ritenuto che tali modifiche, da una parte, debbano essere motivate e non dettate dalla mera discrezionalità (es. impossibilità o inopportunità di realizzare l’aspetto di dettaglio previsto originariamente dal progetto), dall’altra non debbano introdurre variazioni significative e tanto meno sostanziali al progetto. Posto che sia la motivazione sia la discriminante tra aspetti di dettaglio e aspetti significativi sono demandate alla professionalità del direttore dei lavori che dispone la modifica e alla competenza del responsabile del procedimento che ne verifica l’ammissibilità, dai dati forniti nel quesito appare verosimile che nel caso prospettato non sia necessario procedere ad una variante in corso d’opera. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 09/12/08 - Varianti - : In riferimento ai contenuti dei quesiti nn° 2817 del 20/10/2008 e 2877 del 21/11/2008 – laddove in sede di esecuzione lavori il D.L. ravvisi l’esigenza di risolvere i cd. “aspetti di dettaglio” (art. 132, c. 3, D.Lgs. 163/’06), quest’ultimi devono contenersi nelle % indicate a norme di legge senza comportare aumenti dell’importo di contratto. Con il presente si chiede di comprendere se gli interventi disposti dal D.L. quali “aspetti di dettaglio” si possano eseguire, come pare di comprendere, solo ed esclusivamente attraverso compensazioni (se disponibili) tra prestazioni contenute nell’importo di contratto per l’esecuzione dell’opera stessa o se l’eventuale aumento, sempre contenuto nelle % di legge, ma necessariamente ad integrazione dell’importo di contratto implichi l’impossibilità di procedere o se semplicemente vengono a considerarsi quali “aspetti di dettaglio” assoggettati , però, al regime di variante sempre da contenersi nelle % di legge (10% e 5%).

RISPOSTA del 23/06/09: Il ricorso alla fattispecie “extra-varianti” di cui all’art. 132, comma 3, 1° periodo, del D.Lgs. 163/2006, è possibile soltanto qualora gli interventi disposti dal direttore dei lavori “per risolvere aspetti di dettaglio” non comportino aumenti dell’importo contrattuale, con la conseguenza che le somme destinate a tali interventi (da contenersi entro il 5%, o entro il 10% per lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro) dovranno essere in ogni caso compensate con corrispondenti diminuzioni di importo di altre voci del contratto. Qualora l’importo complessivo di quest’ultimo venga invece ad aumentare, si potrà procedere in regime di variante, alternativamente: a) nei casi e nei limiti ordinari specificatamente elencati all’art. 132, comma 1; b) nel caso, contemplato dall’art. 132, comma 3, 2° periodo, di varianti “migliorative”, a condizione che le stesse non comportino modifiche sostanziali al progetto, siano motivate da “obiettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute e imprevedibili”, e siano contenute nel limite del 5% dell’importo contrattuale (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 24/10/08 - Varianti - : In riferimento all’esecuzione di un’opera pubblica, nella fattispecie la manutenzione straordinaria di una palestra, è maturata la necessità di redigere una variante per “cause impreviste ed imprevedibili”, non considerabili quali aspetti di dettaglio (max 10% importo contratto). Tale variante – in aumento – il cui importo troverà comunque copertura nella somma complessiva stanziata (ribasso d’asta, imprevisti, ecc.) dovrebbe eccedere il 10%. In riferimento alle normative vigenti, segnatamente D.Lgs. 163/2006 art. 132 c. 3 e D.M. 19/04/2000 n. 145 art. 10 c. 2, chiedesi se la percentuale in aumento rispetto all’importo di contratto per una variante avente queste caratteristiche sia da limitarsi entro il valore del 5% o del 20% (cd. quinto).

RISPOSTA del 22/12/08: Il c 3 dell’art 132 del DLgs 163/06, richiamato nel quesito, considera 2 ipotesi di variazioni al progetto: a) variazioni finalizzate a risolvere aspetti di dettaglio, non assoggettate al regime delle varianti, purché contenute entro i limiti di importo stabiliti dalla norma (10% per le manutenzioni) e a condizione che non comportino un aumento dell’importo contrattuale; b) variazioni considerate varianti, finalizzate al miglioramento dell’opera, ammesse a condizione che non comportino modifiche sostanziali al progetto e siano motivate da “obiettive esigenze derivanti da circostanze sopravvenute e imprevedibili”. Per tale ultima ipotesi la norma indica il limite del 5% dell’importo contrattuale. Ciò posto, il citato c 3 dell’art 132 non appare nel caso di specie applicabile: né con riferimento all’ipotesi a), non essendo la variazione progettuale limitata ad aspetti di dettaglio e contenuta nei limiti economici prescritti; né con riferimento all’ipotesi b), posto che tale ipotesi di variante è ammessa solo per importi in aumento non superiori al 5%. Per giunta, va chiarito che le circostanze sopravvenute ed imprevedibili costituiscono un presupposto rafforzativo privo di autonoma rilevanza, essendo comunque richiesta la dimostrazione della finalità migliorativa della variante. Dette circostanze, da accertarsi secondo le modalità previste dall’art 134, c 8, del DPR 554/99, assumono per contro autonoma rilevanza nell’ipotesi contemplata dall’art 132, c 1, lett b), dove non sono posti limiti economici. Per quanto attiene infine, al cd sesto quinto ex art 10, c 2, DM 145/00, va chiarito che il limite del 20%, a differenza dei limiti economici indicati all’art 132 del Codice contratti, non costituisce un presupposto sostanziale per il ricorso alle varianti, ma attiene al regolamento del rapporto contrattuale. Detto limite, infatti, indica la soglia oltre la quale l’appaltatore può recedere dal contratto con il diritto al pagamento dei lavori eseguiti. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 28/02/08 - Varianti - : Le varianti di cui al comma 3, art. 132 del D.lgs 163/2006 sono ammesse nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione, finalizzate al miglioramento dell’opera e alla sua funzionalità. Quesito: da chi sono approvate? dal Responsabile del Procedimento? L’importo in aumento relativo alle varianti di cui sopra non può superare il 5% dell’importo originario del contratto e deve trovare copertura nelle somme stanziate per l’esecuzione dell’opera. Quesito: la copertura del 5% può essere sostenuta utilizzando le economie derivanti dal ribasso d’asta? è possibile utilizzare, comunque, le somme previste come imprevisti oltre il 5% dell’importo di variante?

RISPOSTA del 22/12/08: A norma dell’art. 132, comma 3, d.lgs. 163/06 ss.mm.ii., non sono considerati varianti gli interventi disposti dal direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio, se contenuti entro un importo non superiore al 5% dell’importo complessivo dei lavori (10% per i lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro). Allo stesso modo, sono ammesse varianti “migliorative”, nell’esclusivo interesse dell’amministrazione, a norma degli ultimi due periodi del medesimo comma 3. L’importo di tali ultimi interventi non può superare, in aumento, il 5% dell'importo originario del contratto e deve trovare copertura nella somma stanziata per l'esecuzione dell'opera. Quanto al primo quesito, la approvazione di tali varianti compete al responsabile del procedimento. La risposta al secondo quesito è affermativa. La risposta al terzo quesito è negativa, poiché non è possibile autorizzare varianti ai sensi della norma citata per un importo superiore al 5% del totale. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 16/10/07 - Prezzi unitari - : Nell'ipotesi di gara effettuata con prezzi unitari, il "ribasso medio" viene indicato nel verbale di gara solo per motivi di graduatatoria, per cui l'aggiudicazione ed il successivo contratto non vengno effettuati con l'indicazione del ribasso, ma solo con il valore economico dei prezzi unitari posti a base di gara. Per l'effetto le Imprese, nella trattativa che precede il concordamento prezzi, chiedono che ogni prezzi nuovo abbia un valore non necessariamente riconducibile al ribasso medio non essendo stato quest'ultimo individuato all'atto della stipuila del contratto. In alternativa chiedono: se il ribasso medio del 20 % scaturisce dalla meda dei ribassi offerti per il ferro (30 %) e per il calcestruzzo (10 %), dovendosi concordare il prezzo per un calcestruzzo di diversa classe di esposizione, si debba applicare il ribassso del 10 %. Se invece il prezzo riguarda una categoria non prevista ne assimilabile e ne consimile, il ribasso deve essere contrattato. Tutto ciò premesso, dovendo il sottoscritto procedere alla elaborazione di un progetto con relativo bando e dovendo concordare alvcuni Nuovi Prezzi in appalti aggiudicati a prezzi unitari si chiede: 1- se la elaborazione di una variante prevede la esecuzione di categorie non previste in progetto, il ribasso deve essere contrattato ? 2- come è possibile cautalare l'Amministrazione per evitare giudizi discendenti dalle argomentazioni delle Imprese e che nella premessa sono state riportate ? 3- nell'ipotesi di gara a prezzi unitari quale ribasso applicare ai nuovi prezzi ?

RISPOSTA del 03/07/08: Sul punto si reputa applicabile l'art. 136, c. 4 del d.p.r. 554/99 il quale afferma che "Tutti i nuovi prezzi sono soggetti al ribasso d'asta e ad essi si applica il disposto di cui all'articolo 26, comma 4, della Legge". Oggi si veda l'art. 132, commi 3 e ss del Codice dei contratti pubblici. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 08/05/07 - Varianti - : Si chiede se alla luce del D.Lgs. 12 aprile 2006 n° 163 e della L.R. 07 novembre 2003 n° 27 è possibile alla data odierna approvare varianti in corso d'opera che comportino un aumento dell'importo di contratto superiore alle disponobilità delle somme a disposizione e che quindi comportino un amento di spesa del quadro economico generale con conseguente nuovo finanziamento della differenza. Se si quali sono i riferimenti di legge nazionale e regionale e quali i limiti di aumento in percentuale, se ci sono, rispetto all'importo di contratto.

RISPOSTA del 02/07/08: L’obbligo di non superare l’importo di spesa stanziato per l’esecuzione dell’opera è previsto solo per le varianti di cui all’art. 132, c. 3, secondo e terzo periodo, del Codice dei contratti (le cd. varianti migliorative di modesta entità) nonché ex art. 37. c. 1, lett. c), L. R. 27/03, nei casi e limiti previsti da tali norme al cui dettaglio, peraltro esaustivo, si rimanda. Come già anticipato, in materia le norme statali sono l’art. 132 del Codice (che ha sostituito abrogandolo l’art. 25 della legge Merloni) da leggersi, così come il citato art. 25 della l. 109, in combinato disposto con le norme regolamentari, principalmente art. 10 dm 145/2000 e art. 134 DPR 554/99, nonché le norme da esse richiamate, per il rinvio a tali regolamenti ex art. 253, c. 3 del Codice. In ambito regionale vige il citato art. 37, LR 27/03 che configura “casi ulteriori” rispetto a quelli previsti dalla disciplina statale. Per quanto riguarda i limiti delle varianti in aumento, l’appaltatore ha l’obbligo di eseguire le variazioni che non superino il quinto dell’importo complessivo dell’appalto (art. 10, c. 2, dm 145/2000). Qualora invece la variante (a patto che rientri nelle tipologie previste) superi il predetto importo del quinto (il cd. sesto quinto) l’appaltatore può recedere dal contratto con diritto al pagamento dei soli lavori eseguiti e regolarmente ordinati: cfr. art. 10, c. 3, dm 145/2000). Si precisa infine (cfr. Det. Aut. di Vigilanza, n. 1/2001) che ogni modifica contrattuale che sia frutto di variante non dovrà mai snaturare il progetto originario dell’opera in esecuzione, dovendosi essa porre con necessario carattere di accessorietà rispetto all’opera progettata, altrimenti si ricadrà nell’ipotesi di “altri lavori” che escludono la qualificazione giuridica di “variante”. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 28/07/06 - Varianti - : Desidero porre alla vostra attenzione i sottoelencati quesiti: 1)nel caso di Varianti migliorative di cui all’art. 25 comma 3 2° periodo, può essere superato il 5% dell’importo originario di contratto e di chi è la competenza per la loro approvazione? 2)per i casi di cui all’art. 25 comma 1 lettere a, b, b bis, con aumento dell’importo contrattuale superiore al 20%, ma rientrante nel quadro economico generale di progetto, a chi compete l’approvazione della perizia?

RISPOSTA del 02/04/07: A norma dell’art. 25, comma 3, l. 109/94 e ss.mm.ii., non sono considerati varianti gli interventi disposti dal direttore dei lavori per risolvere aspetti di dettaglio, se contenuti entro un importo non superiore al 5% dell’importo complessivo dei lavori (10% per i lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro). Allo stesso modo, sono ammesse varianti “migliorative”, nell’esclusivo interesse dell’amministrazione, a norma degli ultimi due periodi del medesimo comma 3. L’importo di tali ultimi interventi non può superare, in aumento, il 5% dell'importo originario del contratto e deve trovare copertura nella somma stanziata per l'esecuzione dell'opera. La risposta al primo quesito, pertanto, è negativa, tranne nell’ipotesi in cui le varianti migliorative importino una variazione in diminuzione dell’importo contrattuale, nel qual caso si ritiene che il limite del 5% di cui si è detto non operi. Per ciò che riguarda il secondo quesito, ove la variante importi un aumento dell’importo contrattuale senza modificazioni del quadro economico generale del progetto, la perizia deve essere approvata con delibera di giunta. Si segnala che la legge 109/94 è abrogata dal d.lgs 163/06; la disciplina delle varianti è ora regolata all'art.132 del citato d.lgs 163/06. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 01/01/08 - Osservatorio appalti - comunicazioni varianti: Si chiedono chiarimenti sulla scheda B3 da trasmettere all'Autorità, relativamente alle varianti in corso d'opera, disciplinate dall'132 del D. Lgs. 163/06. Il citato articolo indica al comma 1 quando ricorrano le condizioni per essere ammesse varianti in corso d'opera. Al comma 3, periodo 2 e 3, si ammettono anche variazioni in aumento o in diminuzione, finalizzate al miglioramento dell'opera e derivanti da situazioni non prevedibili al momento della stipula del contratto, sempre che la variazione in aumento non superi il 5% (se si supera tale percentuale non si tratterebbe più di variante ma di "nuovi lavori"?) dell'importo originario del contratto e trovi copertura nella somma stanziata per l'opera. Si chiede conferma: in queste due tipologie di varianti deve essere compilata la scheda B3. Il comma 3, periodo 1, specifica i casi considerati non varianti, quando si tratti di interventi disposti dal direttore dei lavori per aspetti di dettaglio, entro un importo compreso nel 10% per lavori di recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro e nel 5% per le altre categorie di lavoro e che non comportino un aumento dell'importo del contratto stipulato per la realizzazione dell'opera. La domanda è la seguente: nei casi così detti di non variante come possono essere disposti interventi entro un importo compreso in determinate percentuali senza che ciò comporti un aumento dell'importo del contratto stipulato? In secondo luogo, si chiede la seguente conferma: nei casi costituiti dalle non varianti, evidenziati dal comma 3, periodo 1, non si comunicano i dati della scheda B3. Si chiede ancora il significato del disposto "senza aumento di costo", previsto nella condizione di ammissibilità a variante previsto dal comma 1, lettera b) dello stesso art. 132. Infine: si deve compilare la B3 quando la variazione non comporta un aumento dell'importo contrattuale se al punto 1 della stessa scheda si deve optare per l'aumento o la diminuzione dell'importo.

RISPOSTA del : La formulazione del quesito rende necessario chiarire sia aspetti attinenti all’ammissibilità delle varianti (che non devono mai snaturare il progetto originario dell’opera in esecuzione), sia aspetti attinenti alle comunicazioni all’osservatorio. Ciò posto, con riferimento alle questioni generali, si evidenzia che: a) le varianti “migliorative”, previste dagli ultimi due periodi del c.3 art. 132 del D. Lgs. 163/2006, sono consentite nei casi di obiettive esigenze sopravvenute e non prevedibili al momento del contratto, esclusivamente nei limiti d’importo previsti dalla citata norma. Al di fuori di quesiti limiti non sono consentite varianti migliorative al progetto in corso di esecuzione, ma occorre redarre nuovi elaborati progettuali, da affidare con procedura di gara. b) le variazioni di cui al c.3 primo periodo dell’art. 132 definite “non varianti” devono essere contenute entro il 5% (10% per recupero, ristrutturazione, manutenzione e restauro) delle singole categorie di lavoro appaltato e non comportare un aumento dell’importo contrattuale. Ciò comporta che le variazioni in diminuzione e quelle in eccedenza devono compensarsi. c) le variazioni di cui al c.1 lett.b) seconda parte dell’art. 132 (necessarie per utilizzare materiali, componenti e tecnologie non esistenti al momento della progettazione, che possono determinare significativi miglioramenti nella qualità dell’opera senza alterare l’impostazione progettuale) possono comportare un aumento dell’importo contrattuale ma non un aumento del costo complessivo dell’opera, e devono quindi restare all’interno del quadro economico progettuale. Con riferimento alle comunicazioni all’osservatorio, si evidenzia che la scheda B3 va compilata ed inviata solo nel caso in cui, a seguito di variante, si abbia un aumento o una diminuzione dell'importo originario del contratto o nel caso di varianti che superino le soglie di cui al c. 3 dell’art. 132. (fonte: Ministero Infrastrutture)

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