D. Lgs. 12 aprile 2006 n.163

Codice Appalti .it

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Art. 33. Appalti pubblici e accordi quadro stipulati da centrali di committenza

1. Le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori possono acquisire lavori, servizi e forniture facendo ricorso a centrali di committenza, anche associandosi o consorziandosi.

2. Le centrali di committenza sono tenute all'osservanza del presente codice.

3. Le amministrazioni aggiudicatrici e i soggetti di cui all'articolo 32, comma 1, lettere b), c), f), non possono affidare a soggetti pubblici o privati l'espletamento delle funzioni e delle attività di stazione appaltante di lavori pubblici. Tuttavia le amministrazioni aggiudicatrici possono affidare le funzioni di stazione appaltante di lavori pubblici ai servizi integrati infrastrutture e trasporti (SIIT) o alle amministrazioni provinciali, sulla base di apposito disciplinare che prevede altresì il rimborso dei costi sostenuti dagli stessi per le attività espletate, nonché a centrali di committenza.

3-bis. I Comuni non capoluogo di provincia procedono all'acquisizione di lavori, beni e servizi nell'ambito delle unioni dei comuni di cui all'articolo 32 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, ove esistenti, ovvero costituendo un apposito accordo consortile tra i comuni medesimi e avvalendosi dei competenti uffici anche delle province, ovvero ricorrendo ad un soggetto aggregatore o alle province, ai sensi della legge 7 aprile 2014, n. 56. In alternativa, gli stessi Comuni possono acquisire beni e servizi attraverso gli strumenti elettronici di acquisto gestiti da Consip S.p.A. o da altro soggetto aggregatore di riferimento. L’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture non rilascia il codice identificativo gara (CIG) ai comuni non capoluogo di provincia che procedano all’acquisizione di lavori, beni e servizi in violazione degli adempimenti previsti dal presente comma.  (comma aggiunto dall'articolo 23, comma 4, decreto-legge n. 201/2011 in vigore dal 06/12/2011, poi convertito senza modifiche dalla Legge di conversione 214/2011, in vigore dal 28/12/2011 – ai sensi dall'articolo 23, comma 5 del decreto-legge n. 201/2011, il presente comma si applica alle gare bandite successivamente al 31/03/2012, ai sensi dell'art. 29 del D.L. 29 dicembre 2011, n. 216, convertito in L. n. 14 del 24 febbraio 2012 il termine deve intendersi prorogato al 31/03/2013; detto termine e' stato ulteriormente differito al 31/12/2013 ad opera dell'art.5-ter introdotto, in sede di conversione del D.L. 26/04/2013 n. 43, dalla L. 24/06/2013 n. 71, in G.U. 25/6/2013 n. 147, in vigore dal 26/06/2013 - nb sono fatti salvi i bandi e gli avvisi di gara pubblicati a far data dal 1º aprile 2013 fino alla data di entrata in vigore della legge di conversione del D.L – Comma integrato dall'art. 1, comma 4 del D.L. 6/07/2012 n. 95, in vigore dal 07/07/2012, convertito con ulteriori modifiche dalla L.135/2012 in vigore dal 15/08/2012. Comma modificato dall'art. 1, comma 343 della Legge 147/2013 in vigore dal 01/01/2014. I sopradetti termini di applicabilità del presente comma sono stati ulteriormente prorogati al 30/06/2014 ad opera dell'art. 3, comma 1-bis, della Legge n. 15/2014 in vigore dal 01/03/2014. Comma ulteriormente modificato dall’art.9 comma 4 del DL 66-2014, in vigore dal 24/04/2014; poi così sostituito dall'art. 9, comma 4, legge n. 89/2014 in vigore dal 24/06/2014; si dubita se possa trovare ancora applicazione il predetto differimento del termine di applicabilità al 30/06/2014 come previsto della L.15/2014)

(ndr si veda anche l’art.10 comma 1 del D.L 7/5/2012 n. 52 in vigore dal 9/5/2012 - si veda anche l'art.1 del D.L. 95/2012 e l'art. 26 della Legge 488/99 – si veda quanto dispone l’art.9 del DL 66/2014 in vigore dal 24/04/2014)

 

ELENCO LEGGI COLLEGATE: art. 11, direttiva 2004/18; art. 29, direttiva 2004/17; Art. 19 co. 3, legge n. 109/1994

NORMA TRANSITORIA: Ai sensi dell'art. 252 co.1-bis: 1-bis. Per i contratti relativi a lavori, servizi e forniture, nei settori ordinari e speciali, le seguenti disposizioni si applicano alle procedure i cui bandi o avvisi siano pubblicati successivamente al 1° agosto 2007: a) articolo 33, commi 1 e 2, nonché comma 3, secondo periodo, limitatamente alle sole centrali di committenza; [b) articolo 49, comma 10] (lettera soppressa dal D.Lgs. 26/01/2007 n. 6 in vigore dal 01/02/2007); [c) articolo 58;] (lettera soppressa dal D.Lgs. 113 del 31/07/2007 in vigore dal 01/08/2007) d) articolo 59, limitatamente ai settori ordinari. (comma inserito dal comma 1, lettera c) dell’art.1-octies del DL 173/06 convertito con modifiche dalla Legge 228/06 in vigore dal 13/07/2006, successivamente così modificato dal D.Lgs. 26/01/2007 n. 6 in vigore dal 01/02/2007, successivamente modificato dal D.Lgs. 113 del 31/07/2007 in vigore dal 01/08/2007

GIURISPRUDENZA COLLEGATA:

GIURISPRUDENZA: CENTRALI DI COMMITTENZA - DEFINIZIONE - TAR SICILIA CT (2009)

La figura dell´Unione d´acquisto prevista dalla normativa siciliana è assolutamente equiparabile e sovrapponibile alle "centrali di committenza" di cui all´art. 33 del T.U. Appalti che testualmente recita: "le stazioni appaltanti e gli enti aggiudicatori possono acquisire lavori, servizi e forniture, facendo ricorso a centrali di committenza". La centrale di committenza costituisce meramente un modulo organizzativo, vale a dire uno strumento di raccordo tra Amministrazioni privo di una propria individualità, e non un centro formale di imputazione autonomo, con la conseguenza che gli atti della procedura vanno imputati non solo alla "capofila" , ma anche alle altre Amministrazioni che la compongono, le quali dovranno poi singolarmente formalizzare il rapporto con la ditta aggiudicataria, mediante la redazione di apposito contratto. Da ciò scaturisce che la costituita unione d´acquisto non sposta su di sè la legittimazione passiva, dovendosi procedere, per la corretta instaurazione del contraddittorio, alla notifica del ricorso a tutti i soggetti che ne fanno parte avendo aderito alla procedura centralizzata di acquisto, in quanto ciascuna delle aziende della costituita centrale di committenza vantano specifico e autonomo interesse ad avvalersi dei risultati della procedura espletata dalla capofila nell´esercizio dei poteri a essa conferiti dalle altre aziende della cordata.

PARERI

QUESITO del 31/01/07 - Funzioni di stazione appaltante - : Avendo avuto richiesta da un Comune, azionista della scrivente Società a totale capitale pubblico, di eseguire un appalto di opere da lui approvate si chiede se è possibile svolgere, mediante apposita convenzione, le funzioni di stazione appaltante? Se si è necessaria la riapprovazione del progetto esecutivo da parte della Società?

RISPOSTA del 20/11/07: L’articolo 33, comma 3, del d.lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture), vieta alle amministrazioni aggiudicatrici e agli altri soggetti aggiudicatori individuati dalla norma, di “affidare a soggetti pubblici o privati l’espletamento delle funzioni e delle attività di stazione appaltante di lavori pubblici” salvi i casi di ricorso alle centrali di committenza di cui al comma 1 del medesimo art. 34, peraltro sospeso, ai servizi integrati di infrastrutture e trasporti (SIIT) e alle amministrazioni provinciali. Non sembra rientrare tra le eccezioni al generale divieto di concessione di committenza, peraltro già operante sotto il vigore della legge 109/1994, l’affidamento delle funzioni di stazione appaltante alla Società in argomento. L’esercizio da parte di società con capitale pubblico delle funzioni di stazione appaltante di lavori pubblici presuppone, anche nel caso di partecipazione pubblica totalitaria, l’esistenza di un rapporto di strumentalità delle opere da realizzare con il suo oggetto sociale. Per quanto attiene alla gestione delle singole fasi dell’intervento da parte della Società medesima, ivi compresa la fase di progettazione, si dovrà avere riguardo alle norme organizzative definite dallo statuto, nonché all’esistenza di speciali norme di legge o disposizioni di natura convenzionale disciplinanti il rapporto tra l’ente che detiene la quota di capitale e la società stessa. Appare per contro incompatibile con il divieto di cessione di committenza la mera sostituzione dell'amministrazione, nella fattispecie di un Comune, con riguardo a lavori privi della predetta connessione strumentale con le attività per le quali la Società è stata specificamente costituita (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 09/03/07 - Concessione - : La Legge 23 dicembre 1998, art19, comma 6, consente di affidare in concessione o con contratto a privati che promuovano e si obblighino ad attuare il relativo progetto, l'adattamento e/o la ristrutturazione di beni immobili non più utilazzati dall'Ente locale, per la loro proficua utilazzazione da parte degli stessi soggetti e con corresponsione, per il tempo di godimento dei beni di un prezzo all'Ente, fissato tenendo conto dell'impegno finanziario derivante dall'esecuzione del progetto e del valore di mercato del bene. Ai sensi di detta normativa questo Ente intenderebbe concedere ad una Società mista, a prevalente capitale pubblico,partecipata da questo Comune nella misura del 20%, il godimento quinquennale di una parte dell'edificio di proprietà comunale, ex sede municipale,accollando alla stessa l'onere della completa ristrutturazione interna dell'immobile, ( spesa presunta € 160 000,00). Nella convinzione che trattasi, comunque, di affidamento d'esecuzione di un'opera pubblica si chiede come qualificare giuridicamente il rapporto contrattuale in esame alla luce della disciplina dettata dal D. Lgs. 12 aprile 2006 n° 163.

RISPOSTA del 20/11/07: Si è del parere che la norma citata dal quesito (estratta dalla Legge Finanziaria per il 1999) pur non formalmente abrogata, debba essere comunque interpretata alla luce delle leggi successivamente intervenute, nonché della giurisprudenza - comunitaria e nazionale - in materia di in house providing. Ne consegue che l’attività da affidare alla società mista potrebbe rientrare nel divieto operativo ex art. 13 del primo Decreto Bersani (l. 248/2006). Paiono emergere anche aspetti di incompatibilità con la copiosa e recente giurisprudenza comunitaria in materia di costituzione di moduli societari misti o a totale partecipazione pubblica, ravvisabili nel caso di specie, ma l’ambito della presente risposta non ne consente adeguata trattazione. Per quanto riguarda poi l’attività di ristrutturazione dell’immobile pubblico, essa è sicuramente qualificabile come “lavoro pubblico” (cfr. art. 3, c. 8 d .lgs. 163/2006). Sotto questo profilo si richiamano 2 norme del Codice: art. 33, c. 3: cd. divieto di concessione di committenza; art. 53, c. 1, secondo cui “… fatti salvi i contratti di sponsorizzazione ed i lavori eseguiti in economia, i lavori pubblici possono essere realizzati esclusivamente mediante contratti di appalto e di concessione”: il che rende chiaro il principio di tassatività sotteso alla norma citata. Per completezza, si ricorda infine che con la L. Finanziaria per il 2007 (art. 1, commi 907 e ss. L. 296/2006) è stato introdotto nel nostro Ordinamento il contratto di locazione finanziaria per “… la realizzazione, l’acquisizione ed il completamento di opere pubbliche”, cd. leasing in costruendo: si rimanda al dettaglio delle norme citate per la disciplina puntuale dell’istituto. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 09/10/06 - Sportello appalti - : Una Comunità Montana può istituire uno sportello dei contratti pubblici da gestire in forma associata ed esperire le procedure delle gare d'appalto per i Comuni appartenenti ad essa? Qualora la risposta sia affermativa è possibile per 2 comunità montane associarsi e costituire un unico sportello degli appalti che gestisca le gare per loro e per i Comuni ad esse appartenenti? Gli effetti positivi sarebbero notevoli e facilmente immaginabili sia in termini di efficienza del servizio sia in termini di economicità della prestazione. Ci si chiede se tale iniziativa potrebbe essere in contrasto con quanto previsto al comma 3 dell'art.33 del D.Lgs. 163/2006.

RISPOSTA del 29/03/07: Per dare risposta al quesito posto è necessario distinguere tra: sportello dei contratti e centrale di committenza. Lo sportello dei contratti è un ufficio, la cui istituzione è disciplinata dall’art. 9 del d.lgs. 163/06 ss.mm.ii. con il compito di collegare dal punto di vista informativo la stazione appaltante con i privati interessati a partecipare a una o più gare. L’istituzione di un ufficio comune tra più amministrazioni avente i compiti dello sportello dei contratti è certamente possibile. Diversa è l’ipotesi di trasferimento a terzi della funzione di stazione appaltante, ossia di soggetto che esplica le gare per la scelta del privato. L’ordinamento vieta, all’art. 33, c. 3 primo periodo del Codice, la possibilità di affidare a terzi, pubblici o privati, la funzione di stazione appaltante. Cosa diversa dalla delega è svolgere la funzione di stazione appaltante in modo diretto, non singolarmente ma associandosi o consorziandosi con altri soggetti pubblici. In quest’alveo la risposta al quesito sarebbe positiva nei limiti della creazione di una centrale di committenza che esplica gare per i comuni o comunità montane associate. Si sottolinea tuttavia come l’art. 1 octies della l. 228/06, in conversione del d.l. 173 del 12 luglio 2006, abbia sospeso fino al 1 febbraio 2007 l’applicabilità dell’art. 33, c. 1, 2 e 3 secondo periodo in materia di centrali di committenza. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 01/01/07 - Affidamenti in house - : Oggetto: house providing La Legge 23 dicembre 1998, art19, comma 6, consente di affidare in concessione o con contratto a privati che promuovano e si obblighino ad attuare il relativo progetto, l'adattamento e/o la ristrutturazione di beni immobili non più utilizzati dall'Ente locale, per la loro proficua utilizzazione da parte degli stessi soggetti e con corresponsione, per il tempo di godimento dei beni di un prezzo all'Ente, fissato tenendo conto dell'impegno finanziario derivante dall'esecuzione del progetto e del valore di mercato del bene. Ai sensi di detta normativa questo Ente intenderebbe concedere ad una Società mista, a prevalente capitale pubblico,partecipata da questo Comune nella misura del 20%, il godimento quinquennale di una parte dell'edificio di proprietà comunale, ex sede municipale,accollando alla stessa l'onere della completa ristrutturazione interna dell'immobile, ( spesa presunta € 160 000,00). Nella convinzione che trattasi, comunque, di affidamento d'esecuzione di un'opera pubblica si chiede come qualificare giuridicamente il rapporto contrattuale in esame alla luce della disciplina dettata dal D. Lgs. 12 aprile 2006 n° 163.

RISPOSTA del : Si è del parere che la norma citata dal quesito (estratta dalla Legge Finanziaria per il 1999) pur non formalmente abrogata, debba essere comunque interpretata alla luce delle leggi successivamente intervenute, nonché della giurisprudenza - comunitaria e nazionale - in materia di in house providing. Ne consegue che l’attività da affidare alla società mista potrebbe rientrare nel divieto operativo ex art. 13 del primo Decreto Bersani ((l. 248/2006). Paiono emergere anche aspetti di incompatibilità con la copiosa e recente giurisprudenza comunitaria in materia di costituzione di moduli societari misti o a totale partecipazione pubblica, ravvisabili nel caso di specie, ma l’ambito della presente risposta non ne consente adeguata trattazione. Per quanto riguarda poi l’attività di ristrutturazione dell’immobile pubblico, essa è sicuramente qualificabile come “lavoro pubblico” (cfr. art. 3, c. 8 d .lgs. 163/2006). Sotto questo profilo si richiamano 2 norme del Codice: art. 33, c. 3: cd. divieto di concessione di committenza; art. 53, c. 1, secondo cui “… fatti salvi i contratti di sponsorizzazione ed i lavori eseguiti in economia, i lavori pubblici possono essere realizzati esclusivamente mediante contratti di appalto e di concessione”: il che rende chiaro il principio di tassatività sotteso alla norma citata. Per completezza, si ricorda infine che con la L. Finanziaria per il 2007 (art. 1, commi 907 e ss. L. 296/2006) è stato introdotto nel nostro Ordinamento il contratto di locazione finanziaria per “… la realizzazione, l’acquisizione ed il completamento di opere pubbliche”, cd. leasing in costruendo: si rimanda al dettaglio delle norme citate per la disciplina puntuale dell’istituto. (fonte: Ministero Infrastrutture)

QUESITO del 01/07/07 - Competenze - : Oggetto: Delega funzioni di stazione appaltante Avendo avuto richiesta da un Comune, azionista della scrivente Società a totale capitale pubblico, di eseguire un appalto di opere da lui approvate si chiede se è possibile svolgere, mediante apposita convenzione, le funzioni di stazione appaltante? Se si è necessaria la riapprovazione del progetto esecutivo da parte della Società?

RISPOSTA del : L’articolo 33, comma 3, del d.lgs. 163/2006 (Codice dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture), vieta alle amministrazioni aggiudicatrici e agli altri soggetti aggiudicatori individuati dalla norma, di “affidare a soggetti pubblici o privati l’espletamento delle funzioni e delle attività di stazione appaltante di lavori pubblici” salvi i casi di ricorso alle centrali di committenza di cui al comma 1 del medesimo art. 34, peraltro sospeso, ai servizi integrati di infrastrutture e trasporti (SIIT) e alle amministrazioni provinciali. Non sembra rientrare tra le eccezioni al generale divieto di concessione di committenza, peraltro già operante sotto il vigore della legge 109/1994, l’affidamento delle funzioni di stazione appaltante alla Società in argomento. L’esercizio da parte di società con capitale pubblico delle funzioni di stazione appaltante di lavori pubblici presuppone, anche nel caso di partecipazione pubblica totalitaria, l’esistenza di un rapporto di strumentalità delle opere da realizzare con il suo oggetto sociale. Per quanto attiene alla gestione delle singole fasi dell’intervento da parte della Società medesima, ivi compresa la fase di progettazione, si dovrà avere riguardo alle norme organizzative definite dallo statuto, nonché all’esistenza di speciali norme di legge o disposizioni di natura convenzionale disciplinanti il rapporto tra l’ente che detiene la quota di capitale e la società stessa. Appare per contro incompatibile con il divieto di cessione di committenza la mera sostituzione dell'amministrazione, nella fattispecie di un Comune, con riguardo a lavori privi della predetta connessione strumentale con le attività per le quali la Società è stata specificamente costituita. (fonte: Ministero Infrastrutture)

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